HAKUNA MATATA - SENZA PENSIERI E ... SENZA COMPAGNI

01.07.2012                                       HAKUNA MATATA - SENZA PENSIERI E ... SENZA COMPAGNI
 
Parto da Vallesinella con il mio saccone sulle spalle e imbocco il sentiero verso il Brentei..mi continuo a ripetere di andare su con calma, senza far le corse, tanto ho tutto il tempo che voglio e il tempo è stabile..me lo ripeto una, due, tre volte…ma non funziona: la voglia di essere sotto la via è più forte e mi spinge a correre ed ansimare su per il sentiero…verso la parete.
Eccomi all’attacco: i soliti riti, i soliti preparativi, il solito materiale, ma c’è qualcosa di diverso rispetto alle altre volte, qualcosa in più: un’atmosfera particolare, se possibile ancor più intima, dovuta sicuramente all’emozione di ritrovarmi ad arrampicare su qualcosa che un po’ appartiene anche a me. Diversamente dalle altre arrampicate in solitaria dove andavo a ripetere vie aperte da altri, oggi mi ritrovo da solo su una via aperta assieme a due amici che mi hanno fatto lo stupendo regalo di invitarmi a far parte del loro progetto lo scorso autunno. Scalare in solitaria su qualcosa che senti un po’ anche tuo regala sensazioni particolari, crea emozioni diverse e nuove..
 
Sono pronto, mi sento tranquillo e inizio il mio viaggio verticale. Mentre salgo ripenso a quanto siano stati bravi Paolino e Franz per aver individuato una linea di salita così bella tre le pieghe di queste pareti e ripenso ai momenti di quella giornata di metà ottobre e anche alle parole di Franz ("Mettendoci in gioco abbiamo potuto  soffrire e godere di giornate fantastiche condividendo valori e momenti indimenticabili che solo la Montagna sa far assaporare") e di Paolino ("...un'esperienza indimenticabile con due grandi amici in un ambiente spettacolare”). Quando parto per il quinto tiro ricordo con piacere ogni singola sezione di questa lunghezza di corda: è uno dei tiri che ho chiodato io! Rimango impressionato da come la memoria sia ancora fresca: ecco lì mi ero protetto con un dado, poi avevo attraversato verso destra, mi ero alzato sfruttando la fessura, sotto il tetto avevo usato il friend rosso, avevo bloccato basso con il braccio destro e poi ero salito deciso verso una netta tacca orizzontale sulle placche grigie…( e l’avevo pure “imbottigliata” un po’!!!!)
Ormai manca solo l’ultimo tiro, lo salgo sotto il sole di mezzogiorno che batte inesorabile sulla schiena in una delle più calde giornate che abbia mai trovato in Brenta, e mi ritrovo seduto sul sentiero Sosat, stanco e assetato…ma soddisfatto ed arricchito…