UN PICCOLO UOMO SUL PICCOLO DAIN

 01-11-2011

UN PICCOLO UOMO SUL PICCOLO DAIN:

"Emozioni solitarie sulla Via di Angelo Ursella al Dain" 

 

Guardo il calendario e penso: “aiuto domani è già novembre, ancora una ventina di giorni e poi inizia la lunga stagione invernale del negozio e di vie di arrampicata non se ne parlerà più almeno fino a marzo”…faccio un po’ di telefonate e non trovo nessun compagno di cordata per il giorno successivo, l’idea di andare da solo mi viene posta su un piatto d’argento, però questa volta non sono proprio così convinto e passo tutta la sera a pensarci su. Alla fine preparo il saccone controllando scrupolosamente il materiale e mi rifugio nel letto senza prima aver trangugiato una super camomilla per ingannare un po’ l’agitazione. 

La sveglia suona presto e in un attimo mi ritrovo in macchina direzione Trento, la via scelta è la “Bortolo Fontana” sul Piccolo Dain, aperta da Ursella, Andreotti & C. nel 1970, oppone difficoltà di VI e A2 (VIII+ in libera).
Nel viaggio in macchina ritrovo le sensazioni e i pensieri che avevo provato la primavera scorsa in occasione delle altre due volte in cui ero andato a infilarmi da solo su per qualche “croz” (il Diedro Manolo e la Zordano)…l’agitazione e l’inquietudine spariscono e mi sento sereno, con una grande voglia di arrivare il più presto possibile alla base della parete, guardare su, accarezzarla e partire.
Presto arrivo al parcheggio delle Sarche, scendo dalla macchina e guardo in su: penso a quando andavo all’università in autobus e volgevo il mio sguardo a questa parete alla ricerca di qualche cordata impegnata a scalarla.. mai più avrei pensato che pochi anni dopo mi sarei ritrovato immerso da solo tra le sue “pieghe”.
 
La scalata procede bene e mano a mano che salgo sento che tutti i dubbi e le perplessità del giorno prima ormai sono svaniti per lasciare spazio a un particolare stato mentale fatto di concentrazione e decisione, ma anche di consapevolezza e tranquillità.
 
  
I tiri di corda sono tutti continui, esposti e strapiombanti, solo quando arrivo all’ultimo tiro che obliqua verso sinistra la parete diventa appoggiata… in un attimo mi ritrovo seduto sul boschetto sommitale a pensare e a spaziare con lo sguardo su tutta la valle del Sarca, ammirando il bagliore del sole che si specchia là lontano nel lago di Garda in questa stupenda giornata di inizio novembre.
Tornato a casa prendo il mio diario su cui annoto tutte le vie e i miei giretti per monti, segno il nome della via e della parete, la difficoltà e i metri di dislivello; lo spazio dedicato al compagno di arrampicata questa volta resta vuoto, infine segno la data “1.11.11” e penso: “che bel numero.. oggi si doveva per forza far qualcosa di particolare!”