IL DIEDRO MANOLO...tutto solo!

05.04.2011

IL DIEDRO MANOLO . . . tutto solo !

        

Quest’anno l’inizio della primavera l’ho festeggiato in maniera un po’ diversa rispetto agli anni passati, in cui il primo giorno libero era dedicato a qualche “particolare” gita di scialpinismo. Sarà che solamente 2 giorni prima avevo partecipato all’Adamelo Ski Raid sarà che sentivo la voglia di combinare qualcosa di diverso, insomma gli sci questa volta sono rimasti nel baule della macchina!

 

La sera prima alle 21 mi sono deciso: domani vado a scalare il Diedro Manolo al Dain di Pietramurata… da solo. 
Quindi, accanto agli sci, nel baule ha trovato posto lo zaino con tutto il necessario per affrontare l’arrampicata “solitaria”, avevo infatti pensato che sui tiri facili sarei salito “libero” ma poi all’inizio delle difficoltà mi sarei legato per procedere in autosicura.
Alle 06.30 parcheggio, mi preparo, mi carico lo zaino sulle spalle e salgo deciso e veloce lungo il sentiero che porta alla base della parete.
L’agitazione e l’inquietudine della nottata hanno lasciato il posto ad una nuova sensazione: mi sento sereno e tranquillo ma al tempo stesso ho la foga di arrivare presto alla parete, confrontarmi con essa ed iniziare a salire.
Alle 07.05 arrivo all’attacco della via, alzo lo sguardo, attorno a me solo 2 cose: roccia e silenzio. Comincia il viaggio…abbandono la dimensione orizzontale per entrare in quella verticale, che mi accoglierà per le ore seguenti. Non so per quanto tempo mi terrà con sé, non so nemmeno quante energie fisiche e psichiche mi richiederà, ma so che sto facendo quello che il mio istinto mi dice e…sono sereno!
                      
Salgo “libero” i primi tiri di corda fino a dove l’arrampicata si fa più impegnativa, quindi decido che è il momento di procedere in autosicura….
È un modo di arrampicare diverso: non c’è nessuno con te per condividere assieme le fatiche, le gioie, i dubbi, le paure o più semplicemente per scherzare o scambiare qualche battuta, ma allo stesso tempo è affascinante e particolare, è una scalata “introspettiva”: arrampichi fuori ma anche dentro di te e tutte le emozioni ne risultano amplificate …nel bene e nel male!
Fa uno strano effetto quando ti trovi già in alto, magari a metà del tiro di corda, e mentre abbassi lo sguardo per vedere dove appoggiare i piedi, i tuoi occhi di sfuggita intravvedono il posto di sosta dove non c’è nessuno ad assicurarti, ma solamente lo zaino appeso, il tuo “compagno” di giornata!
Mano a mano che salgo lungo il diedro il sole comincia a far capolino ed a riscaldare ogni cosa: la roccia, il corpo, la mente ed il cuore…il ritmo di scalata si fa più fluido, le insicurezze del giorno prima si trasformano in certezze, i movimenti e le manovre di corda si automatizzano: arrampico lungo il tiro, arrivo in sosta, blocco la corda, mi calo fino alla sosta, sblocco il capo della corda, ri-arrampico lungo il tiro togliendo le protezioni, recupero la corda, controvento la sosta e riparto verso il tiro successivo.
Le manovre di corda sono sempre quelle e si ripetono tiro dopo tiro, ma i movimenti, i pensieri, le sensazioni cambiano ad ogni metro di roccia scalato.
          
Con l’arrivo del sole c’è una nuova presenza che mi fa compagnia, d’ora in avanti saremo in tre: io, lo zaino e la mia ombra! Io la saluto e lei saluta me, mi aspetta e rallenta con me nei passaggi più impegnativi, per poi salire più rapidamente in quelli più facili, poi si ferma con me alle soste.
Decido di fare una pausa, mi metto comodo e mi giro spalle alla parete, il mio sguardo spazia verso la Valle del Sarca, fissa le automobili che sfilano lungo la strada come formichine, ammiro il candore delle alte cime ancor innevate che fa da contrasto con i vivaci colori della primavera più in basso…che bella questa stagione…mi lascio andare e mi perdo a contemplare l’orizzonte, rendendomi conto di quanto sia fortunato!
La dimensione temporale assume un altro significato, si dilata, non ho idea di che ora sia e non so nemmeno da quanto tempo stia arrampicando…sarà già mezzogiorno?! Per non sbagliarmi mangio qualcosina: un pugno di frutta secca, un pezzo di cioccolata, mezzo litro d’acqua e via di nuovo su per il diedro.
Mentre arrampico mi accorgo che quello attorno a me non è un silenzio astratto, ma un silenzio “vivo”, che mi abbraccia, mi circonda e mi accompagna nei movimenti, interrotto solo dal tintinnio dei moschettoni appesi all’imbrago e dal respiro che ogni tanto si fa più affannoso.      
Le difficoltà diminuiscono, comincio a vedere gli alberi del bosco sommitale che mi aspettano, la parete si corica, le dita non devono più tirare gli appigli, posso ricominciare ad usare tutta la suola delle scarpe…sono giunto alla fine del viaggio!
Butto l’occhio in basso verso la via di salita, la saluto, la ringrazio per le emozioni che ha saputo regalarmi e… me ne vado in punta di piedi…sono le 11.20!
  
                   
La via è stata aperta nel 1978 da M. Zanolla (Manolo), M. Furlani e G. Groaz e rappresenta una delle classiche della Valle del Sarca, una pietra miliare, 300 metri per una difficoltà massima di VI+.